Mercatini che comprano direttamente o conto vendita?
Si parla sempre più spesso di usato in compravendita anziché in conto vendita, alcuni lo ritengono addirittura un sistema più vantaggioso per i privati venditori e, in alcuni casi, alcuni utenti che approdano ai nostri siti chiedono l’acquisto diretto, anziché il conto vendita, perché lo ritengono un sistema più conveniente.
Preciso che in un mercatino di compravendita il titolare acquista direttamente dal privato oggetti, solitamente pagando gli oggetti in contanti, e li rivende poi al prezzo desiderato.
In un mercatino in conto vendita, il titolare mette invece a disposizione uno spazio espositivo e, nel momento in cui vende l’oggetto, divide l’incasso con il cliente venditore. Due sistemi profondamente diversi, anche e soprattutto dal punto di vista fiscale.
Nel primo caso il mercatino dell’usato sarà fiscalmente impostato in regime del margine, nel secondo caso sarà un procacciatore d’affari, fatturando quindi le provvigioni. L’Iva avrà comunque lo stesso peso in quanto viene calcolata scorporando il 22% dal margine oppure dalla provvigione.
Sulla questione della convenienza per il privato vorrei fare una premessa, prendendo spunto dalla disponibilità di statistiche dei molti negozi dell’usato, impostati con il sistema del conto vendita, con i quali la mia azienda collabora.
Mediamente, un mercatino in conto vendita vende, nei primi 60 giorni di esposizione, circa il 50% di quello che carica.
Per la valutazione che voglio fare mi sembra corretto prendere in considerazione solo il periodo di esposizione a prezzo fisso perché, a livello statistico, la vendibilità di un oggetto dopo i 2 mesi iniziali cala drasticamente, anche se tale oggetto viene proposto scontato. Peraltro, la vendita derivante dagli oggetti che hanno superato i tempi di esposizione a prezzo fisso proposti quindi con uno sconto, copre a fatica i costi per la loro gestione, sia per lo spazio espositivo che comunque occupano, sia che per la necessità, come capita spesso, di restituirli ai clienti venditori.
Se un mercatino dell’usato ha generalmente una vendibilità del 50%, ciò significa che un mercatino che compra e rivende, per avere lo stesso margine, deve quadruplicare il prezzo di carico. Programmi televisivi a parte, che propongono marginalità molto più basse, probabilmente per esigenze televisive o perché si parla di articoli di migliaia di Euro, un mercatino dell’usato di compra vendita che applica margini inferiori non ha nessuna possibilità di rimanere in piedi.
Mettendomi nella parte di un cliente privato e portando ad esempio 200,00 Euro di oggetti da vendere ricaverei:
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Nel caso di un mercatino di compra vendita, circa 50,00 Euro per tutta la merce.
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Nel caso di un mercatino in conto vendita, circa 50,00 Euro per la merce venduta, più il 50% della merce che non è stata venduta nei termini previsti e che posso eventualmente riproporre in un altro negozio dell’usato.
E’ ovvio che per massimizzare i ricavi in un mercatino dell’usato in conto vendita, devo obbligatoriamente seguire le mie vendite e ritirare l’invenduto al termine dell’esposizione a prezzo fisso. Così facendo questa impostazione è sicuramente più conveniente.
Dal punto di vista del gestore faccio una sola considerazione aggiuntiva, in quanto mi riprometto, in un prossimo contenuto, di analizzare le differenze delle due tipologie, dal punto di vista del gestore.
A livello mondiale esiste Cash Converters, un franchising che propone un modello di compra vendita, con oltre 700 negozi nel mondo. Negli anni ’90, quindi proprio alla nascita del mercato dell’usato organizzato, aprì due negozi: a Varese e a Milano. A distanza di oltre un ventennio i mercatini di conto vendita sono proliferati e oggi sono oltre 2.500. Di Cash Converters ne è rimasto solo uno, in quel di Milano. Il mercato ha quindi scelto l’impostazione più conveniente, oltre che per il gestore, anche per il consumatore.
Voi che ne pensate?
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